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Chi era "Roggero di Lauria"?
A parte le cronache del tredicesimo secolo, diverse fonti hanno testimoniato la grandezza e la storicità del “gran capitano”: i documenti diplomatici, le fonti letterarie, le notizie degli storici moderni, l’archeologia. Le strutture superstiti del castello di Lauria, per quanto in parte distrutto, lo stato assolutamente precario di conservazione, l’ampia vegetazione che lo ricopre, non riescono in ogni caso a nascondere i segni di una antica grandezza, dimostrata innanzitutto dal modello della pianta che vagamente ricorda il più noto Castel del Monte federiciano. Il maniero, risalente all’età gotica, in posizione dominante e completamente imprendibile, era una rocca che sorgeva a guardia e a minaccia della valle per ricordare da secoli sia la forza di Ruggiero che il fascino del suo antico casato. Riccardo, il padre del “gran capitano”, tenuto in tanta considerazione da Federico II da esser nominato viceré delle terre di Bari e Gran Giustiziere della Basilcata, a questa data aveva certamente fissato la sua dimora nel castello di Lauria che, come sostiene il Muntaner, doveva essere “il più cospicuo” dei ventiquattro castelli sottoposti al suo comando, nelle cui segrete nobili personaggi invisi a Federico sarebbero stati custoditi dall’illustre Giustiziere. La fedeltà di Riccardo agli Svevi è testimoniata anche dalla sua gloriosa morte nella battaglia di Benevento (1266), ove cadde combattendo gloriosamente al fianco di Manfredi dove maggiormente infuriava la battaglia, mentre gli altri, fuggendo, risparmiavano la vita. La morte di Manfredi e la successiva decapitazione di Corradino, “l’ultimo vento di soave”, segnarono il definitivo declino degli Svevi e la successiva dominazione del sud d’Italia da parte degli Angioini, che fissarono a Napoli la capitale del regno, sottoponendo ad un esoso fiscalismo le terre meridionali, particolarmente la Sicilia, esautorata e desiderosa per questo d’indipendenza. Costanza, la figlia di Manfredi, che nel 1262 aveva sposato Pietro III d’Aragona, accampando diritti di successione sul regno di Sicilia, faceva continue pressioni sul marito perché recuperasse con la forza le terre che erano state strappate al padre. L’aragonese, sebbene in principio fosse titubante nell’intraprendere una guerra contro Carlo d’Angiò, in possesso allora di un forte esercito e di una flotta numerosa, differì ad altro tempo l’impresa. Ma la sollevazione del Vespro (lunedì di Pasqua 1282), provocato, come sostiene l’Amari, dalle violenze angioine, aveva indotto i palermitani a gridare “mora, mora”, (morte ai francesi!) e a scacciarli infine da tutta l’isola. Era l’occasione che Costanza aspettava per vincere le ultime resistenze del marito, che, ascoltando i consigli del giovane Ruggiero di Lauria, preparò un piano per attaccare la Sicilia. Certamente quel giovane, già titolato, godeva a tal punto della stima del suo re da essere ritenuto tra i suoi più fidati consiglieri. Ma quando e come Ruggiero era arrivato nella Spagna aragonese? Vi era stato condotto da sua madre, donna Bella (Isabella Lancia), la quale, già madre di latte di Costanza, l’aveva poi seguita con i suoi figli in Aragona per le nozze con Pietro III, come testimonia il Muntaner nella sua Cronaca: “Era Ruggiero di nobile lignaggio, sebbene appartenesse alla classe dei signori di Senera e sua madre donna Bella fosse donna molto discreta, buona ed onesta, di casa di madama Costanza, che accompagnò in Catalogna e che fino alla morte non abbandonò, come pure giammai abbandonò il figliolo Ruggiero, che educossi alla corte, dove giunse giovinetto”. Manuel Josè Quintana, autore di “Vida de Roger de Lauria”, ci ha fornito il miglior ritratto del giovanissimo Ruggiero: “Nessun marinaio, nessun guerriero, lo superò mai nelle virtù militari e navali e nelle tante vittorie. Di statura piuttosto piccola, ma forte; di portamento grave ed equilibrato, dimostrò fin da giovanetto di essere destinato ad un avvenire pieno di dignità, di autorità e di gloria. Nelle manifestazioni competitive, nei tornei, nelle gare, nessuno poteva eguagliarlo e tantomeno superarlo nell’eleganza del suo comportamento, nella sua forza, nella sua destrezza”. Lo storico aragonese, pur non potendo dimenticare le origini italiche del futuro “gran capitano”, così conclude: “Pur essendo nato fuori di Spagna ed appartenente al lignaggio straniero, lo ho collocato tra i nostri uomini più celebri, perché fin da piccolo fu educato in Aragona, dove si formò e dove si stabilì. Combatté per l’Aragona, alla testa sempre di forze aragonesi: le sue battaglie, la sua gloria, le sue virtù e persino i suoi vizi ci appartengono”. Al di là del comprensibile desiderio di appropriazione ”causa dignitatis”, vi sono stati in seguito altri e diversi tentativi di negare il legame di Ruggiero con il Sud d’Italia, cui non si sottrae neppure Giacomo Racioppi che, pur definendo il Lauria “il più grande uomo di mare dei mezzi tempi, fino ad Andrea Doria”, non manca di sottolineare: “Non è certo che nascesse nel paese di Lauria; anzi da documenti spagnoli accennati dall’Amari parrebbe che fosse nato nella prossima Scalea, ma la sua famiglia ebbe in feudo Lauria; e di qua il titolo alla famiglia stessa, la quale, forse vi risiedeva”. Pagina 1 di 4 - Tutte le pagine < Prec. Succ. > |



